PIOMBINO. I cumuli di rifiuti siderurgici dentro l’ex Lucchini dovranno essere rimossi per intero. Lo ha stabilito il Tar con una sentenza che segna una svolta storica nella lunga e tormentata vicenda ambientale dello stabilimento piombinese.
Entro il 30 aprile 2027, JSW Steel Italy sarà obbligata a eliminare oltre 44mila tonnellate di scorie industriali, responsabili della contaminazione di suolo, falda e acque superficiali. Una decisione che cambia radicalmente il futuro dell’area industriale.
Cumuli tossici da decenni sul terreno nudo
I cumuli — circa 32mila metri cubi di rifiuti siderurgici — giacciono da decenni su terreno non impermeabilizzato all’interno della Macro Area Nord. Secondo ARPAT, si tratta di una fonte attiva di contaminazione: le piogge dilavano le scorie, portando metalli pesanti nella falda e verso il mare.
Non rifiuti “inermi”, ma una minaccia ambientale ancora in corso.
Il ricorso di Jsw: «Non siamo noi i responsabili»
Jsw aveva impugnato le prescrizioni regionali sostenendo che l’inquinamento è storico, loro non sono i responsabili originari, quindi non potevano essere obbligati alla bonifica e che solo un Accordo di Programma statale avrebbe potuto imporre la rimozione.
Una tesi che il Tar ha respinto integralmente.
La svolta: chi usa l’area è responsabile
Il Tar ha chiarito un principio fondamentale:
Chi utilizza un sito industriale inquinato per produrre diventa responsabile della sicurezza ambientale, anche se non è stato lui a causare l’inquinamento.
La Regione, tramite l’AIA, può imporre misure di bonifica obbligatorie quando sono necessarie per tutelare suolo e falda.
Non basta “mettere in sicurezza”: vanno tolti
Accogliendo in pieno le relazioni ARPAT, il Tar ha stabilito che: i cumuli sono una fonte attiva di inquinamento, la semplice messa in sicurezza non è sufficiente, devono essere rimossi integralmente.
Scadenza: 30 aprile 2027
Jsw dovrà rimuovere tutti i cumuli, bonificare la Macro Area Nord, rispettare volumi minimi trimestrali di rimozione e rendicontare ogni tre mesi l’avanzamento lavori.
In caso di ritardi, scatteranno sanzioni e nuove prescrizioni.
Perché questa sentenza cambia tutto
La sentenza fissa una data certa, toglie ogni alibi alla proprietà e rende la bonifica condizione strutturale per qualsiasi futuro industriale dell’area.
È la prima volta che un tribunale afferma in modo così netto che non si può produrre sopra un sito contaminato senza eliminarne prima le fonti di inquinamento.
Per Piombino è un passaggio epocale: non più promesse, ma obblighi giuridici cogenti.