PIOMBINO. Tutta Riotorto si è stretta oggi attorno ai simboli della Repubblica per celebrare il 2 giugno, un momento di profonda riflessione collettiva e gratitudine verso chi ha edificato le fondamenta democratiche del nostro Paese.
La cerimonia ha offerto l’occasione per ringraziare non solo i padri e le madri costituenti, ma anche tutti coloro che, nel quotidiano, contribuiscono con il proprio lavoro a rendere l’Italia uno Stato più solido, giusto e coeso.
Una scelta tra le macerie
Nel corso delle celebrazioni, il sindaco Francesco Ferrari ha offerto una lucida e appassionata analisi del significato attuale della ricorrenza.
«Oggi celebriamo la Festa della Repubblica, un momento storico fondamentale che ricorda la nascita dello Stato italiano e i valori di libertà, democrazia e partecipazione che ne costituiscono il fondamento» ha dichiarato Ferrari, sottolineando come la ricorrenza di quest’anno assuma un valore epocale.
Ricorrono infatti gli ottant’anni dal primo voto delle donne, un passaggio storico cruciale che nel 1946 contribuì in modo decisivo alla costruzione dell’Italia democratica e alla piena affermazione dei diritti di cittadinanza.
«Celebriamo l’Italia – ha proseguito Ferrari – ma soprattutto celebriamo una scelta. Una scelta compiuta ottant’anni fa da un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalle macerie, dalla fame e dalle ferite profonde della dittatura e dell’odio. Un popolo stanco, ferito e impoverito, ma capace di alzare lo sguardo verso il futuro».
2 giugno del 1946: l’estensione del suffragio alle donne

Il 2 giugno del 1946 non sancì unicamente la nascita di una nuova forma di Stato, bensì vide la luce un’inedita idea di cittadinanza: una Repubblica fondata sulla libertà, sulla dignità della persona, sul lavoro e sulla partecipazione democratica. E questo impianto nacque attraverso un fatto che cambiò per sempre la storia patria: l’estensione del suffragio alle donne.
Non si trattò di un dettaglio, ma di una vera e propria rivoluzione civile e morale. Nelle file davanti ai seggi elettorali si incrociavano i destini di madri che avevano pianto i figli perduti al fronte, di giovani cresciute conoscendo solo il fascismo e di donne che, escluse fino al giorno prima dalla vita pubblica, con una scheda in mano divennero finalmente cittadine a pieno titolo.
«La Repubblica italiana nasce anche da quel passo – ha ricordato il sindaco – dal passo silenzioso e potentissimo delle donne verso la democrazia».
La lezione della Costituzione contro l’odio

Ferrari ha poi esaltato la nostra Carta Costituzionale, definendola una delle più alte espressioni giuridiche e morali del Novecento, nata dall’incontro di culture politiche profondamente diverse, ma capaci di riconoscersi in qualcosa di più grande: l’interesse della Nazione, la dignità umana e il bene comune.
Da qui il monito per il presente: «La democrazia non vive di odio, non vive di nemici e non vive di tifoserie permanenti. La democrazia vive quando le istituzioni riescono a tenere insieme una comunità, quando si riconosce valore anche a chi la pensa diversamente e quando il confronto non distrugge, ma costruisce».
Ferrari ha invitato tutti a custodire questo patto di fiducia con responsabilità, ricordando che la libertà non è conquistata una volta per tutte, ma va difesa ogni giorno dal disinteresse, dalla superficialità e dalla rabbia che trasforma l’avversario in nemico.
La forza delle comunità locali Il discorso si è infine focalizzato sul ruolo dei territori e sul legame profondo con l’identità locale. Evocando la storia di Piombino, con la sua forte radice operaia, industriale, marinara e popolare, il sindaco ha ricordato come la città abbia attraversato momenti difficili, crisi e incertezze, sapendosi sempre rialzare con orgoglio, laboriosità e spirito di comunità.
«La Repubblica non è qualcosa che appartiene soltanto a Roma e ai palazzi astratti – ha concluso Francesco Ferrari -. La Repubblica vive qui. Nelle città, nei comuni, nelle famiglie, nelle associazioni, nel volontariato e nel lavoro silenzioso di chi ogni giorno tiene unito il tessuto civile del Paese. Ottant’anni dopo quel voto storico, il compito che abbiamo davanti è semplice e immenso allo stesso tempo: custodire la democrazia rendendola viva, giusta e credibile. E farlo insieme. Viva Piombino, viva la nostra comunità, viva la Repubblica italiana».