SUVERETO. «Il tema non è solo accelerare, ma governare». È questo il fulcro del duro atto d’accusa firmato dalla sindaca di Suvereto, Jessica Pasquini, che scuote il dibattito sulla transizione energetica in Val di Cornia, qualche giorno dopo la pubblicazione della proposta di legge sulle “aree idonee” approvata dalla Giunta regionale della Toscana.
Con una presa di posizione netta, Pasquini non solo lancia un appello per fermare i progetti irricevibili, ma rispedisce al mittente le polemiche sollevate dalle opposizioni sul fronte delle infrastrutture energetiche locali.
Un intervento, quello della prima cittadina, volto a denunciare il rischio che un processo necessario si trasformi in un’imposizione calata dall’alto, schiacciata tra le beghe della burocrazia nazionale e le pressioni speculative dei mercati.
Comuni senza poteri reali
La nuova normativa sembra lasciare pochissimo margine di manovra agli enti locali. Il quadro è blindato a livello statale e le Regioni non possono restringere le superfici già dichiarate idonee per gli impianti a fonti rinnovabili.
In questo scenario, il ruolo dei Comuni appare decisamente marginale: l’unica facoltà concessa è quella di proporre un innalzamento della percentuale di suolo occupabile, mentre restano fumosi i meccanismi di “trasferimento statistico” delle quote tra amministrazioni vicine.
Anche il cosiddetto “principio di non concentrazione” viene bocciato come irrilevante: le distanze minime tra impianti previste dalla Regione (tra i 100 e i 200 metri) non sono ritenute un argine sufficiente a fermare l’assalto dei grandi parchi fotovoltaici o eolici.
Campagne nel mirino e rischio espropri
A pesare sul territorio è anche il passato. Anni di vuoto normativo e regimi transitori instabili hanno alimentato una forte pressione speculativa. Poiché la legge qualifica le infrastrutture energetiche come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, i progetti possono sorgere anche in aree agricole pregiate.
Una dinamica che sta impattando pesantemente sui territori rurali, aprendo la strada ad azioni di mercato aggressive, inclusi gli espropri ai danni di un settore agricolo talvolta in difficoltà e vulnerabile alle generose offerte economiche delle multinazionali.
Di fronte a una Regione Toscana accusata di correre troppo sulla semplificazione a scapito della tutela del paesaggio, la sindaca Pasquini rivolge un appello politico stringente al Presidente e alla Giunta regionale:
«Non siate sordi al grido dei territori. Si apra subito una cabina di regia con Terna per individuare soluzioni localizzative a basso impatto e bloccare i progetti irricevibili».
Il retroscena: la centralità di Suvereto e la controreplica alle opposizioni
L’acceso dibattito non ha risparmiato la politica locale, dove negli ultimi giorni è tornato a galla il tema del “Sacoi3”, il progetto di rifacimento del collegamento elettrico tra Sardegna, Corsica e Italia. Una polemica su cui Pasquini fa totale chiarezza, spiegando le ragioni tecniche che rendono la Val di Cornia un territorio così conteso dai giganti dell’energia.
Mappe alla mano, l’attrattività di Suvereto non dipende affatto dal Sacoi, bensì dalla sua storica stazione elettrica, che dagli anni ’70 e ’80 costituisce uno degli snodi principali della dorsale tirrenica a 380 kV, una vera e propria “autostrada dell’energia” capace di trasportare gigawatt verso il Nord Italia.
La combinazione tra questa potente infrastruttura di rete e la presenza di una valle pianeggiante rende l’area un bersaglio naturale per gli investitori.
La prima cittadina non risparmia stoccate alle opposizioni, accusate di un “opportunismo tardivo” arrivato solo dopo l’ultima partecipata assemblea pubblica comunale. Nel mirino finiscono sia il Partito Democratico, giudicato «impreparato sulla storia delle scelte poco lungimiranti fatte proprio negli anni ’70 e ’80 da alcuni loro attuali sostenitori», sia l’associazione Uniamo Suvereto, criticata per una presunta passata opposizione al Sacoi3 che, nei fatti, all’epoca si sarebbe tradotta nell’abbandono dell’aula consiliare anziché nel confronto.
L’invito finale di Pasquini è a unire le forze per fare pressione su Firenze: la difesa del paesaggio esige un fronte comune, non polemiche fuori tempo massimo.