SUVERETO. Nella battaglia contro la proliferazione di impianti fotovoltaici, parchi eolici e sistemi di accumulo energetico (Bess) nelle campagne della Val di Cornia, il comitato Terre di Val di Cornia individua quello che definisce il vero nodo della questione: Terna, il gestore della rete elettrica nazionale.
Secondo gli attivisti, infatti, la presenza delle stazioni elettriche di Forni di Suvereto e Populonia rappresenta il principale elemento di attrazione per le grandi società energetiche intenzionate a realizzare nuovi impianti sul territorio.
«È il soggetto onnipresente e onnipotente che finora è rimasto ai margini della contestazione pubblica, ma è il vero polo attrattivo di questa corsa agli impianti», sostiene il comitato.
Le stazioni elettriche al centro del sistema
Nella nota diffusa dagli attivisti si sostiene che la concentrazione di progetti nella Val di Cornia non sia casuale, ma strettamente legata alla possibilità di collegarsi facilmente alla rete elettrica nazionale.
Società energetiche come Sorgenia e Iren, secondo il comitato, sceglierebbero l’area proprio per la presenza delle infrastrutture di Terna, che consentono di ridurre i costi di connessione.
Da qui nascerebbe un meccanismo destinato ad alimentarsi continuamente.
«Gli impianti privati e le infrastrutture di Terna crescono di pari passo – afferma il comitato – ricoprendo progressivamente la pianura di specchi di silicio e acciaio. È un’espansione potenzialmente infinita».
«Terna non è un soggetto neutrale»
Nel documento viene contestata anche l’idea che Terna sia un ente pubblico chiamato semplicemente a gestire le richieste di connessione.
Secondo il comitato, il gestore della rete è invece una società a prevalente partecipazione privata.
«Terna è una multinazionale controllata per il 70,1% da investitori privati e solo per il 29,9% dalla componente pubblica», sostengono gli attivisti.
La nota richiama inoltre la presenza di investitori internazionali nel capitale della società, tra cui il fondo statunitense BlackRock, indicato come titolare di circa il 5% delle quote.
«La transizione energetica, accelerata dalle direttive europee Red III, rischia di trasformarsi in una grande operazione finanziaria sulle spalle delle comunità locali», afferma il comitato.
«Ruolo attivo nelle grandi opere»
Le critiche non si fermano all’aspetto societario.
Secondo Terre di Val di Cornia, Terna avrebbe un ruolo attivo nella pianificazione delle grandi infrastrutture energetiche, indirizzando la localizzazione delle opere e contribuendo alla realizzazione di interventi come i progetti di eolico offshore promossi da Eni e il sistema di accumulo Bess previsto a Suvereto.
Per il comitato, questo ruolo renderebbe il gestore della rete «co-responsabile dei procedimenti di esproprio che interessano agricoltori e residenti», con decisioni che verrebbero assunte «al di sopra delle amministrazioni comunali e dei cittadini».
La richiesta: un tavolo istituzionale
Dopo l’assemblea pubblica organizzata nei giorni scorsi a Suvereto, il comitato chiede ora un confronto politico ai massimi livelli.
L’obiettivo è aprire un tavolo istituzionale con Comuni, Regione Toscana e Governo, per affrontare il tema della saturazione della rete e del crescente numero di progetti energetici concentrati nella Val di Cornia.
«È arrivato il momento di mettere in discussione la presenza stessa di Terna in un territorio ormai saturo – conclude il comitato – e costruire un argine invalicabile a un’espansione che rischia di compromettere definitivamente il paesaggio agricolo della Val di Cornia».