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«Così uccidono Piombino»: sciopero generale e presidio a oltranza davanti alla Regione

I sindacati denunciano impianti al collasso e chiedono di non firmare l’accordo con JSW senza garanzie occupazionali
Magona, Jsw e Metinvest-Danieli, i tre volti dell'acciaio a Piombino
Magona, Jsw e Metinvest-Danieli, i tre volti dell’acciaio a Piombino

PIOMBINO.  La tensione nel polo siderurgico di Piombino ha raggiunto il punto di rottura. Dopo anni di promesse rimaste sulla carta, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore per mercoledì 24 giugno. La mobilitazione non si limiterà alle fabbriche: i lavoratori di JSW, Piombino Logistics e Gsi si sposteranno in massa a Firenze per un presidio a oltranza davanti al Palazzo Regionale.

Metinvest e JSW

La crisi si articola su due fronti paralleli, entrambi considerati ad altissimo rischio dai rappresentanti dei lavoratori: sul fronte Metinvest, l’accordo siglato il 10 luglio dello scorso anno è già ampiamente disatteso nei fatti. I sindacati denunciano ritardi cronici sui finanziamenti e sui cronoprogrammi. Per questo è stata chiesta l’attivazione immediata dell’articolo 11 per convocare il Comitato esecutivo e la nomina di un Commissario straordinario per blindare la strategicità del progetto.
Sul fronte JSW, invece, le indiscrezioni sul nuovo Accordo di programma con il gruppo indiano profilano quello che i sindacati definiscono “il delitto perfetto“. Il testo in discussione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non conterrebbe la clausola di salvaguardia occupazionale per tutti i lavoratori, fermandosi alla quota minima di 400 addetti concordata nel Memorandum del 1° marzo 2024.

«Chiediamo al sindaco di Piombino, al presidente della Regione e al presidente dell’Autorità portuale di non firmare alcun accordo che non reintroduca l’articolo 14 dell’AdP del 2018, il quale vincolava la parte privata al mantenimento dei livelli occupazionali esistenti. Le istituzioni non possono siglare intese sulle spalle di migliaia di famiglie solo per scambiare terreni».

Impianti al collasso e nodi societari

Il quadro industriale descritto dai sindacati è drammatico. Dal 2018 la gestione indiana ha visto la fermata del treno barre (TMP) e del treno vergella (TVE). L’unico impianto rimasto attivo a livello nazionale per la produzione di rotaie, il treno rotaie TPP, è ridotto ai minimi termini:

La sicurezza è a rischio, l’impianto viaggia con un solo motore e soffre di gravi e quotidiani problemi strutturali. Le sigle sindacali hanno invitato formalmente i lavoratori a fermarsi qualora ravvisino pericoli per la propria incolumità.

Tempi troppo lunghi

Lo stesso amministratore delegato di JSW, Vinay Tiwari, ha ammesso che dopo la firma dell’AdP serviranno almeno due anni e mezzo per il revamping degli impianti, sollevando forti dubbi sulla tenuta della struttura per un periodo così lungo.
Inoltre, senza la concessione del “conto terzi” nel nuovo accordo, Piombino Logistics rischia la chiusura definitiva. Sorte simile potrebbe toccare a Gsi, attualmente costretta a importare semiprodotti e ormai fuori mercato.

La richiesta al Governo: valutare l’intervento pubblico

Di fronte alle smentite di JSW su possibili passaggi di proprietà, Fim, Fiom e Uilm esigono che sia l’esecutivo a muoversi. La richiesta è chiara: verificare se vi siano gruppi industriali italiani interessati al business strategico delle rotaie e, in subordine, valutare una partecipazione pubblica diretta per salvaguardare l’asset.

«La battaglia del 24 giugno a Firenze è solo l’inizi – avvertono i sindacati – Se le istituzioni apporranno le loro firme su un accordo distruttivo e privo di garanzie per i posti di lavoro, la responsabilità di migliaia di licenziamenti ricadrà interamente su di loro. Siamo pronti ad alzare il livello dello scontro già dalle prossime settimane».

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