Omero non ce l’ha fatta: morto dopo il malore in cantiere, lascia la moglie e due figli | MaremmaOggi Skip to content

Omero non ce l’ha fatta: morto dopo il malore in cantiere, lascia la moglie e due figli

Ymer Vrami aveva 63 anni, viveva a Rosignano Solvay e lavorava da 16 anni nella stessa azienda. Gli amici lo chiamavano Omero. Si è sentito male davanti ai colleghi mentre stava per andare a pranzo
Il cantiere per la realizzazione del nuovo ponte in via Cerrini

VENTURINA TERME. Lo chiamavano tutti Omero, anche se all’anagrafe era registrato come Ymer Vrami. Un soprannome che negli anni era diventato quasi il suo vero nome, almeno per colleghi, amici e conoscenti che lo avevano imparato a conoscere e apprezzare.

Aveva 63 anni, viveva a Rosignano Solvay con la moglie e i due figli e da oltre sedici anni lavorava nella stessa azienda. Sabato 13 giugno mattina la sua vita si è fermata all’improvviso, mentre si trovava al lavoro a Venturina Terme.

Una morte che ha lasciato sgomente due comunità: quella di Rosignano, dove abitava, e quella della Val di Cornia, dove stava lavorando insieme ai colleghi.

Il malore improvviso davanti ai colleghi

La tragedia si è consumata poco dopo le 11.30 in via Cerrini, nell’area dove la ditta Dmg di Rosignano era impegnata nei lavori preliminari per il cantiere del nuovo ponte.

La squadra aveva appena concluso il posizionamento della segnaletica e della cartellonistica temporanea. Il lavoro della mattina era praticamente terminato e gli operai si stavano preparando per la pausa pranzo.

È stato in quel momento che Ymer Vrami si è improvvisamente accasciato a terra, perdendo conoscenza davanti agli occhi dei colleghi.

Immediata la richiesta di aiuto. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Croce Rossa di Venturina, mentre da Grosseto si è alzato in volo l’elicottero Pegaso.

Le sue condizioni sono apparse subito gravissime.

La corsa disperata verso Siena

I sanitari hanno tentato tutto il possibile per salvargli la vita. L’elicottero è atterrato al campo sportivo Santa Lucia e il sessantatreenne è stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Siena.

Una corsa contro il tempo che purtroppo non ha avuto l’esito sperato.

Nel pomeriggio è arrivata la notizia che nessuno voleva ricevere: Omero era morto.

Dall’Albania all’Italia per costruire un futuro

La sua è stata una storia di lavoro e sacrificio. Originario di Durazzo, in Albania, era arrivato in Italia negli anni Novanta inseguendo un futuro migliore.

Aveva lasciato il proprio Paese per cercare nuove opportunità e, dopo anni di impegno e sacrifici, aveva costruito in Toscana la sua famiglia e la sua vita.

Un percorso fatto di lavoro, integrazione e dedizione, che lo aveva portato a diventare un punto di riferimento per chi gli stava accanto.

Il cordoglio delle istituzioni

Alla famiglia sono arrivati anche i messaggi di vicinanza delle istituzioni.

La sindaca di Campiglia Marittima, Alberta Ticciati, ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale per una tragedia che ha colpito l’intera comunità.

Oggi, però, prima ancora della cronaca, resta il ricordo di un uomo che per tanti era semplicemente Omero.

Un lavoratore stimato, un padre di famiglia e una persona che, con il suo carattere discreto e la sua disponibilità, aveva saputo conquistare il rispetto e l’affetto di chiunque lo incontrasse.

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