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«Vandalizzato o abbellito?». La street art divide i residenti

Tra indignazione dei residenti, social divisi e il rischio di sanzioni penali, la città si interroga sul confine tra arte e degrado urbano dopo i casi di via della Pace, via dei Cavalleggeri e via Anita Garibaldi
Murales in via Anita Garibaldi a Piombino

PIOMBINO. Dopo i graffiti comparsi nei giorni scorsi sulle facciate dei palazzi in via della Pace e via dei Cavalleggeri, il misterioso «writer» (o gruppo di writer) ha colpito ancora. Questa volta la firma, un’enorme scritta apparsa qualche notte addietro, domina la facciata di un edificio in via Anita Garibaldi.

Sui social, intanto, si scontrano due fazioni apparentemente inconciliabili: da un lato i residenti dei palazzi deturpati, su tutte le furie per quello che considerano un vero e proprio schiaffo al decoro della proprietà privata; dall’altro chi difende gli autori, etichettandoli come «street artist» incompresi.

Tra arte e imbrattamento: il dibattito culturale

L’enorme murale su un palazzo di via della Pace

Al di là del semplice senso della bellezza, che resta un fattore del tutto personale, la cittadinanza si interroga su un tema più profondo: qual è quella linea sottile che segna il confine tra l’imbrattamento e l’opera d’arte?

Qualcuno ha azzardato un accostamento tra le scritte di via della Pace e la celebre opera di Ozmo, che raffigurava due monete etrusche con il volto di Medusa alla fontanella di Baratti.

Altri hanno introdotto nella discussione lo stato dei murales del Poggetto. Ormai sbiaditi dal tempo e dalle intemperie, quegli spazi avrebbero un disperato bisogno di un restyling decorativo, considerando soprattutto che si trovano proprio alle porte d’ingresso della città.
«Vandalizzato o abbellito? Questo è il dilemma di Piombino», ironizza un cittadino citando l’Amleto di Shakespeare.

Forse, dopotutto, una nota di colore verrebbe anche apprezzata, se però richiamasse la città. Tra le varie proposte emerse sul web, spicca quella di coinvolgere i giovani studenti e i ragazzi del territorio in un progetto comune per dipingere qualche muro, canalizzando la creatività in modo costruttivo.

La linea dura dei residenti e la legge che non ammette dubbi

Il murale in via dei Cavalleggeri a Piombino

Se la filosofia divide gli utenti, la realtà dei fatti unisce i proprietari degli immobili colpiti, stanchi di dover fare i conti con i costi di ripristino. Tra chi sentenzia «vandalismo» senza appello e chi sta con «lo street-artist», la legge è chiara.
C’è chi invoca l’educazione: «Spero li prendano e paghino o magari ho ancora fiducia che qualcuno spieghi loro come ci si comporta, l’educazione e il rispetto se poi non basta, spieghi loro che è un reato, reato pure penale».

Dipingere, imbrattare o compiere atti vandalici sulle pareti di palazzi altrui costituisce infatti il reato di «deturpamento e imbrattamento di cose altrui», punito dall’articolo 639 del Codice Penale.

Le conseguenze legali variano sensibilmente a seconda del tipo di edificio colpito dall’azione dei writer. Nel caso in cui l’imbrattamento interessi comuni edifici privati o pubblici, la legge prevede la pena della reclusione da 1 a 6 mesi, oppure una multa che va da un minimo di 300 euro a un massimo di 1.000 euro.

Il quadro sanzionatorio si fa decisamente più severo qualora l’atto vandalico colpisca beni di interesse storico o artistico: in questa circostanza, la pena detentiva sale da 3 mesi a 1 anno, mentre la sanzione pecuniaria può oscillare tra i 1.000 e i 3.000 euro.

La linea dura della norma emerge infine nei casi di recidiva, qualora l’illecito venga reiterato su immobili o mezzi pubblici: in questa specifica situazione, la reclusione può arrivare fino a un massimo di 2 anni, accompagnata da multe salatissime che possono toccare i 10.000 euro.

Inoltre, come ulteriori sanzioni e aggravanti, il giudice può obbligare il colpevole a ripulire i muri a proprie spese (condanna al ripristino). Inoltre, può essere disposto lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.

Mentre le indagini cercheranno di dare un volto agli autori delle scritte notturne, Piombino resta sospesa tra la ricerca di un decoro perduto e il desiderio di una bellezza urbana che, per il momento, è ancora tutta da riscrivere.

Un murale al Poggetto

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