Lorenzo resta a piedi: negato il diritto al trasporto. Il muro della burocrazia ferma il progetto d’inclusione | MaremmaOggi Skip to content

Lorenzo resta a piedi: negato il diritto al trasporto. Il muro della burocrazia ferma il progetto d’inclusione

Sospeso il servizio che portava il giovane al vivaio: un cambio di operatore e la mancanza di personale bloccano un piano individualizzato valido fino al 2029. Il 15 maggio l’incontro decisivo con l’Asl
Lorenzo Chiavacci

CAMPIGLIA MARITTIMA. Nonostante gli sforzi incessanti dei genitori di  Lorenzo Chiavacci e l’impegno di Matteo Tortolini, presidente della Cooperativa Nuova Giovanile, per Lorenzo la strada sembra essersi interrotta.

Ad oggi, il servizio di trasporto è sospeso e tale rimane, lasciando la famiglia in un vicolo cieco: o accompagnare personalmente il ragazzo al vivaio – dove passa le mattinate tra piante e compagni, sentendosi vivo e integrato – o rassegnarsi all’isolamento tra le mura domestiche.

Un diritto sancito dal giudice, ma negato dai fatti

Il progetto individualizzato di Lorenzo non è un optional, ma un percorso stabilito da un provvedimento del Giudice. Il piano prevede esplicitamente che il ragazzo venga accompagnato da casa al vivaio e viceversa. Un servizio che ha funzionato per anni e che, sulla carta, dovrebbe proseguire fino al 2029.

Tuttavia, il meccanismo si è rotto bruscamente pochi giorni fa.

La causa? Un cambio di personale. Una psicologa che seguiva Lorenzo da tempo è stata sostituita, per un solo giorno a settimana, da un nuovo operatore della Cooperativa Cuore, l’ente che ha in carico il trasporto. Tra i due, però, non è scattata quella sintonia fondamentale per chi vive lo spettro autistico.

La crisi e il “corto circuito” della sicurezza

Per un soggetto autistico, cambiare le abitudini consolidate è un trauma che può innescare crisi profonde. Ed è quello che è successo: l’incapacità di entrare in empatia e di leggere i segnali pre-crisi dell’operatore, capacità che invece la psicologa aveva affinato negli anni, ha portato Lorenzo a un momento di forte instabilità.

Invece di gestire la situazione come parte della propria missione professionale, l’educatore ha segnalato di sentirsi “in pericolo”, inviando una mail all’ufficio che si occupa della sicurezza e dichiarando l’assenza delle condizioni per proseguire il lavoro. Un atto che ha di fatto paralizzato il servizio.

«Ciò che conta è che a Lorenzo è stato negato un diritto fondamentale – sostiene la madre -. Una persona qualificata dovrebbe saper gestire determinate situazioni, non limitarsi a chiudere la porta. L’ASL, inoltre, dovrebbe far sì che quanto stabilito dal provvedimento del Giudice continui ad essere adempiuto».

L’impasse: mancano gli educatori

Se da un lato la Cooperativa Nuova Giovanile garantisce che il posto di Lorenzo al vivaio non verrà toccato, dall’altro la Cooperativa Cuore si trova impossibilitata a fornire un sostituto per carenza di organico. Un paradosso burocratico e gestionale che ricade interamente sulle spalle della famiglia: i genitori, per motivi lavorativi e familiari improrogabili, non possono sopperire alla mancanza del servizio pubblico.

Verso il 15 maggio: l’ultima speranza

I contatti con l’Asl sono stati costanti, ma finora infruttuosi. La data del 15 maggio è ormai prossima: sarà il giorno dell’incontro tra la famiglia e l’azienda sanitaria.

L’obiettivo è unico e non trattabile: trovare una soluzione immediata che tuteli Lorenzo e garantisca la continuità di un progetto di vita che non può essere cancellato da una mail o da un turno scoperto.

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