PIOMBINO. La preoccupazione, ormai, è diventata apertamente allarme.
Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno scritto direttamente al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso per chiedere un intervento urgente sulla vertenza Liberty Magona di Piombino, oggi sospesa tra una vendita mai conclusa, trattative bloccate e il timore concreto che centinaia di lavoratori possano pagare il prezzo dello stallo.
La lettera, inviata anche al consigliere del ministro Giampietro Castano, rappresenta uno dei passaggi più delicati degli ultimi mesi nella lunga e tormentata vicenda dello stabilimento piombinese.
Perché questa volta i sindacati parlano apertamente di rischio fallimento.
«Serve un intervento immediato»
Nel documento firmato dai segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm — Valerio D’Alò, Loris Scarpa e Guglielmo Gambardella — il bersaglio principale è il blocco della trattativa tra Liberty Magona e il gruppo svizzero Trasteel, interessato all’affitto del ramo d’azienda e alla successiva acquisizione del controllo societario.
Secondo i sindacati, esisterebbe già un’offerta economica definita «adeguata e importante» da parte della multinazionale con sede a Lugano, capace di evitare il collasso dell’azienda e salvare il futuro produttivo dello stabilimento di Piombino.
Ma la trattativa continua a restare ferma.
E la responsabilità, secondo Fim, Fiom e Uilm, sarebbe da attribuire soprattutto alla banca tedesca Greensill, definita nella lettera «creditrice insolvente» del gruppo indiano Liberty Steel.
Il nodo Greensill che paralizza tutto
È proprio il nodo Greensill a rappresentare oggi il principale ostacolo alla cessione della Magona.
Da mesi il futuro dello stabilimento si muove dentro una complessa rete di contenziosi finanziari, procedure internazionali e trattative legali che stanno rallentando ogni decisione definitiva.
Secondo quanto ricostruito nelle ultime settimane, Trasteel avrebbe inizialmente lavorato a un’acquisizione diretta dello stabilimento, operazione valutata intorno ai 30 milioni di euro.
La firma del preliminare sembrava vicinissima tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Poi però il percorso si è improvvisamente inceppato.
A marzo il preliminare è saltato e la trattativa è entrata in una nuova fase di incertezza. Da quel momento ha preso corpo una soluzione alternativa: non più un acquisto immediato, ma un affitto del ramo d’azienda con successivo ingresso di Trasteel nella società attraverso aumento di capitale e acquisizione progressiva del controllo industriale.
Una formula ponte pensata per salvare produzione e occupazione mentre si cerca di sciogliere i nodi finanziari internazionali.
«Oltre 500 lavoratori rischiano il futuro»
Nella lettera al ministro Urso i sindacati insistono soprattutto sul peso sociale della vicenda.
«La multinazionale con sede a Lugano eviterebbe il fallimento dell’azienda di Piombino e la messa a rischio del destino di oltre 500 lavoratori», scrivono Fim, Fiom e Uilm.
Un passaggio che fotografa bene il clima che si respira oggi dentro la fabbrica.
La Magona, storico stabilimento siderurgico piombinese specializzato in acciaio zincato e preverniciato, da mesi vive una situazione estremamente delicata, con produzione ridotta, ammortizzatori sociali e un forte clima di incertezza sul futuro.
Per il territorio della Val di Cornia, la partita non riguarda soltanto una fabbrica. Riguarda centinaia di famiglie, l’indotto e uno dei simboli storici della siderurgia locale.
La richiesta al Governo
Nella lettera i sindacati chiedono al ministro di confermare pubblicamente la posizione già assunta dal Governo italiano nei confronti della vicenda.
Un riferimento che richiama i contatti diplomatici e istituzionali già avvenuti nei mesi scorsi anche con l’ambasciata tedesca in Italia.
Fim, Fiom e Uilm definiscono il comportamento della banca tedesca «incomprensibile, ingiustificabile e irresponsabile», accusandola di rallentare una soluzione che potrebbe garantire continuità produttiva e occupazionale.
L’obiettivo dei sindacati è chiaro: spingere il Governo ad aumentare ulteriormente la pressione politica e diplomatica per arrivare finalmente allo sblocco dell’operazione.
Perché Trasteel è considerata decisiva
Nel frattempo Trasteel continua a essere considerata la soluzione industriale più concreta per il futuro della Magona. Il gruppo svizzero viene ritenuto in grado di garantire la continuità produttiva dello stabilimento e di rilanciare le linee produttive piombinesi.
La società avrebbe già confermato formalmente la volontà di procedere all’affitto del ramo d’azienda come primo passo verso il controllo della fabbrica. Ma senza un accordo definitivo tra Liberty, Greensill e i vari soggetti finanziari coinvolti, il percorso continua a rimanere bloccato.
Una partita decisiva per Piombino
La vertenza Magona è ormai diventata uno dei fronti industriali più delicati della Toscana. Da una parte c’è la necessità di salvare uno stabilimento storico e oltre 500 posti di lavoro.
Dall’altra ci sono procedure finanziarie internazionali, banche creditrici, trattative legali e tempi che continuano ad allungarsi.
E mentre i tavoli ministeriali si susseguono, a Piombino cresce il timore che il tempo possa diventare il nemico più pericoloso della trattativa.