PIOMBINO. Il comitato Salute Pubblica di Piombino e della Val di Cornia torna all’attacco sul controverso “Progetto Rinascenza“, inviando una dura nota formale all’assessore regionale all’ambiente, David Barontini, e ai vertici tecnici della Regione Toscana.
Al centro della protesta c’è l’ampliamento delle discariche di Ischia di Crociano, un’operazione che il Comitato definisce come la nascita di fatto di un nuovo sito da 350.000 metri cubi di rifiuti.
Un parco negato e rifiuti odorigeni
Il progetto prevede la riprofilatura delle ex discariche Lucchini e Asiu, situate a meno di 500 metri dai centri abitati di Colmata e Montegemoli. Una scelta che urta frontalmente con gli strumenti urbanistici del Comune di Piombino, che per quell’area avrebbero previsto la realizzazione di un parco pubblico.
A preoccupare i cittadini è anche la natura dei materiali: grazie a recenti modifiche autorizzative, in discarica potranno finire rifiuti biodegradabili e odorigeni per il recupero di biogas. Una concessione che la Regione aveva inizialmente escluso per evitare disagi alla popolazione e che ora, secondo il Comitato, appare come un incredibile dietrofront.
L’allarme geologico: teli lacerati e rischio cedimenti
Il dossier tecnico presentato dal Comitato è inquietante. Vengono richiamate le relazioni Arpat che segnalano la “quasi certa” lacerazione del telo di fondo della ex Lucchini e la probabile rottura di quello della ex Asiu.
È stata rilevata presenza di percolato in alcuni pozzi di ispezione, con la falda superficiale che dista solo 2,5 metri dal piano di campagna. Inoltre, il comitato denuncia la gravità dei rifiuti, un peso diventato insostenibile: uno studio geologico commissionato dai cittadini, infatti, avverte che il carico di ulteriori 350.000 metri cubi di rifiuti potrebbe causare cedimenti del terreno, portando i teli lacerati a diretto contatto con la falda.
Il “dietrofront” del Comune e i dubbi sull’accordo
Il Comitato punta il dito contro l’accordo tra il Comune di Piombino e la Società Rinascenza. L’amministrazione comunale, che per anni ha espresso pareri negativi e promosso ricorsi, ha ora “soprasseduto” alle proprie posizioni in cambio di una gestione che dovrebbe privilegiare i rifiuti industriali locali.
Tuttavia, il Comitato denuncia la fragilità di questa intesa: non vi è certezza sulle bonifiche o sulla ripartenza della siderurgia che dovrebbero fornire i materiali. L’accordo, inoltre, prevede un limite del 20% annuo di rifiuti speciali provenienti dal mercato, ma la formulazione “annualmente” potrebbe permettere di riempire l’intero sito di rifiuti esterni in assenza di quelli locali. C’è poi un’altra problematica: la rinuncia della società a coltivare l’area LI53 sarebbe solo parziale, prevedendo clausole di deroga e partecipazione a future gare.
Richiesta di intervento pubblico
Per i cittadini, affidare la messa in sicurezza ai privati è un'”illusione” volta a generare profitti piuttosto che a tutelare il territorio. In un contesto già segnato dalla presenza del rigassificatore Italis e dal futuro dissociatore molecolare, il Comitato chiede che sia lo Stato a farsi carico della bonifica definitiva dell’area.
La lettera si conclude con una richiesta urgente di incontro all’assessore Barontini per esporre dal vivo le criticità di un territorio che, come si legge nel documento, “sta pagando prezzi altissimi in tema ambientale e sanitario“.